E’ morto il giornalista Michele Albanese, simbolo della lotta alla ‘ndrangheta

Il mondo del giornalismo piange la morte di Michele Albanese, avvenuta a Cosenza all'età di 66 anni. Albanese, noto per il suo lavoro al Quotidiano del Sud e all'Ansa, ha collaborato con diverse testate nazionali, tra cui l'Espresso, dedicando la sua vita alla lotta per la legalità.
Le sue inchieste lo hanno esposto a minacce e intimidazioni, costringendolo a vivere sotto scorta per oltre dieci anni, dopo che nel luglio 2014 emerse un piano della 'ndrangheta per eliminarlo. Albanese ha ricoperto anche il ruolo di consigliere nazionale della Federazione nazionale della stampa, con delega ai progetti per la legalità. Nonostante i pericoli, ha scelto di rimanere nella sua abitazione di Cinquefrondi.
Libera ha ricordato Albanese come un "vero cronista di strada", sottolineando il suo impegno contro le mafie e il profondo legame con la sua terra. I suoi articoli, tra cui quello sull'inchino della statua della Madonna delle Grazie alla casa del boss Giuseppe Mazzagatti, sono considerati esempi di informazione coraggiosa e approfondita.
Il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, ha espresso il suo cordoglio, definendo Albanese un giornalista arguto e appassionato, capace di affrontare temi delicati con rigore. Occhiuto ha ricordato il loro rapporto franco e le discussioni sul futuro della Regione, sottolineando la perdita di un professionista di grande valore.
