Seveso, 50 anni fa il disastro della diossina
Il 10 luglio 1976, alle 12:37, nello stabilimento dell’Icmesa, produttore di diserbanti chimici, si verificò un grave incidente. Un reattore per la produzione di triclorofenolo surriscaldò oltre i limiti di sicurezza, causando la fuoriuscita di diossina. La nube tossica si diffuse sopra Seveso e nei comuni limitrofi, portata dal vento. Gli abitanti avvertirono un odore acre e irritazioni agli occhi, mentre le autorità locali e nazionali minimizzarono il pericolo.
Solo una settimana dopo l’incidente, l’allerta fu dichiarata e i media iniziarono a riportare la notizia. La contaminazione portò alla morte di circa 80.000 animali e generò una forte preoccupazione per la salute pubblica, con segnalazioni di malformazioni e malattie tra la popolazione. Le autorità imposero divieti severi riguardo al contatto con il suolo e il consumo di prodotti locali.
Le indagini condotte dai carabinieri portarono all’arresto dei dirigenti della fabbrica, accusati di disastro colposo. Nel 1983, sette anni dopo l’incidente, furono condannati. La multinazionale Hoffman-La Roche fu costretta a risarcire 200 milioni di lire per la bonifica dei terreni contaminati.
L’evento portò anche all’emanazione della direttiva europea Seveso, nel 1982, per prevenire incidenti industriali. Oggi, l’area un tempo colpita dal disastro è stata rinaturalizzata e ospita il Bosco delle Querce, un parco di 43 ettari che simboleggia la rinascita ambientale.
