Ritorna la stagflazione, è allarme all’Eurogruppo
La stagflazione, termine che non si sentiva da tempo, è tornata a far parlare di sé. Questo fenomeno, che si verifica quando i prezzi aumentano mentre la crescita economica resta stagnante, ha radici negli anni Settanta e oggi si ripresenta in un contesto segnato dall’aggressione russa all’Ucraina e dalle tensioni energetiche globali.
Durante l’Eurogruppo informale di Nicosia, il presidente Kyriakos Pierrakakis ha evidenziato la “pressione stagflazionistica” in Europa, pur affermando che il continente rimane resiliente. Ha annunciato che la Commissione europea sta preparando misure “temporanee, mirate e specifiche” simili a quelle adottate nel 2022. Pierrakakis ha sottolineato l’importanza di evitare che la crisi energetica si trasformi in una crisi dei conti pubblici, escludendo interventi generalizzati sui prezzi dell’energia.
Christine Lagarde, presidente della Banca centrale europea, ha condiviso una posizione analoga, ribadendo il principio delle “tre T”: gli aiuti devono essere temporanei, mirati e specifici. Lagarde ha avvertito che misure troppo ampie potrebbero ostacolare la politica monetaria della BCE, già preoccupata per possibili effetti inflazionistici.
La Commissione europea ha criticato le misure adottate dai governi, ritenendo che molti interventi non siano sufficientemente selettivi. Circa tre quarti degli aiuti recenti sarebbero stati spesi in modo non mirato, come attraverso tagli generali alle accise sui carburanti.
L’Italia ha chiesto maggiore flessibilità fiscale, con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti che ha sollevato il tema durante la riunione. Tuttavia, non sembra esserci consenso tra gli altri Paesi su un allentamento delle regole di bilancio. La Commissione sta valutando le opzioni disponibili, ma ha ribadito che gli interventi dovranno rimanere temporanei e sostenibili, un aspetto cruciale per l’Italia, che si trova a fronteggiare un elevato rapporto debito-PIL e una crescita economica tra le più basse dell’eurozona.
