La ‘blue economy’ italiana vale 224,9 miliardi di euro, l’11,4% del Pil
L’economia del mare in Italia conta 253.599 imprese e 1.133.949 occupati, generando un valore aggiunto diretto di 78,9 miliardi di euro. Considerando il valore attivato nel resto dell’economia, il totale raggiunge 224,9 miliardi di euro, pari all’11,4% del Pil nazionale. Questi dati emergono dal XIV Rapporto nazionale sull’economia del mare, presentato a Roma al ministero delle Imprese e del Made in Italy.
Rispetto all’ultima rilevazione, il valore aggiunto complessivo è aumentato di circa 9,6 miliardi di euro, con un incremento del 3,8% per il valore aggiunto diretto, superiore al 2,1% dell’economia nazionale. L’occupazione ha registrato un aumento del 4,2%, quasi triplo rispetto alla crescita generale del Paese. Il moltiplicatore economico rimane stabile a 1,8, indicando che ogni euro speso nei settori legati al mare attiva ulteriori 1,8 euro nel resto dell’economia.
Le imprese giovanili rappresentano l’8,2% dell’economia blu, mentre quelle femminili e straniere costituiscono rispettivamente il 22,4% e il 7,9%. A livello regionale, la Liguria ha la maggiore incidenza del valore aggiunto dell’economia del mare, seguita da Sardegna e Friuli-Venezia Giulia. Il Mezzogiorno si conferma come l’area con il maggior peso, assorbendo il 34,2% del valore aggiunto e il 39,9% dell’occupazione.
Il presidente di Unioncamere, Andrea Prete, ha sottolineato l’importanza dell’economia del mare come leva di politica industriale, evidenziando la necessità di competenze e innovazione. Giovanni Acampora, presidente di Assonautica Italiana, ha aggiunto che l’economia del mare è un sistema integrato capace di generare valore per l’intera nazione, un concetto ormai condiviso e riconosciuto.
