Ankara approva una legge storica sul reinserimento dei combattenti del PKK

I deputati turchi hanno approvato una legge che facilita il reinserimento dei combattenti del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), segnando un passo significativo nel processo di pace dopo oltre quarant'anni di conflitto. Il provvedimento, intitolato "Legge sul rafforzamento della solidarietà nazionale e dell’integrazione sociale", è passato con 468 voti favorevoli su 562, al termine di un lungo dibattito di dodici ore.
La legge prevede il ritorno alla vita civile per i combattenti del PKK che decidono di deporre le armi, ma non include un'amnistia generale né affronta la situazione di Abdullah Öcalan, il fondatore del PKK, attualmente in carcere. Il governo ha chiarito che il testo non deve essere interpretato come un'amnistia, consapevole delle preoccupazioni dell'opinione pubblica, segnata da un conflitto che ha causato almeno 50.000 morti dal 1984.
Sia l'opposizione che i partiti al governo hanno sostenuto la legge, con il leader del partito nazionalista MHP, Devlet Bahceli, che ha mostrato un gesto di collaborazione con i rappresentanti del partito filo-curdo DEM. Il provvedimento prevede la sospensione dei procedimenti penali per alcuni reati per un periodo di cinque-dieci anni, con la possibilità di liberare circa 3.500 ex membri della guerriglia.
Il vicepresidente turco, Cevdet Yilmaz, ha dichiarato che il destino di Öcalan non è coperto dalla legge, ma ha aggiunto che egli potrà comunque contribuire al processo di pace. I dibattiti in Parlamento sono stati caratterizzati da tensioni, con alcuni esponenti dell'opposizione che hanno espresso scetticismo riguardo alla possibilità di negoziare con i combattenti. Tuttavia, altri hanno accolto la legge come un passo verso la pace e la giustizia in Turchia.
Il PKK ha criticato la legge, sostenendo che non risolverà la questione curda e rinnovando la richiesta di liberazione di Öcalan come coordinatore del processo di pace.
