Via libera del Senato allo “Stabilicum”: 113 sì, le opposizioni insorgono

L'Aula del Senato ha approvato la riforma della legge elettorale, conosciuta come "Stabilicum", con 113 voti favorevoli, 71 contrari e 2 astenuti. Questo passaggio rappresenta un momento cruciale per la maggioranza di governo, che ha dimostrato compattezza, ma ha anche suscitato forti reazioni da parte delle opposizioni. Prima della votazione finale, i senatori delle minoranze hanno esposto cartelli con la scritta "No alla legge truffa", evidenziando il clima teso delle ultime due giornate di dibattito. La legge ora dovrà tornare alla Camera per la terza e ultima lettura, già fissata per il 28 settembre. La nuova legge si basa su un sistema proporzionale puro, con un premio di maggioranza per la coalizione che raggiunge il 42% dei voti, garantendo 70 deputati e 35 senatori aggiuntivi. Tra le novità, vi è l'obbligo di indicare il candidato presidente del Consiglio al momento della registrazione del simbolo e del programma, e la riorganizzazione del voto all'estero. Tuttavia, la reintroduzione delle preferenze accoppiate a capilista bloccati ha suscitato polemiche, così come l'innalzamento a 6.000 firme necessarie per la presentazione delle liste da parte di forze politiche non rappresentate. Le opposizioni hanno criticato duramente la riforma. La senatrice del Movimento 5 Stelle, Alessandra Maiorino, ha denunciato un sistema ingannevole, mentre esponenti di Alleanza Verdi-Sinistra e Rifondazione Comunista hanno parlato di un attacco alla democrazia. Anche Giuseppe Conte e la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, hanno espresso preoccupazioni riguardo alla tutela della casta parlamentare e alla costituzionalità della legge. Dall'altra parte, la maggioranza ha difeso il provvedimento, sottolineando la necessità di garantire governabilità e stabilità. Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha respinto le critiche sul meccanismo delle preferenze, affermando che la maggior parte degli eletti proviene proprio da questo sistema. La ministra per le Riforme, Elisabetta Casellati, ha infine rassicurato che il testo
