Unabomber rimane senza un volto e senza un nome

L’inchiesta bis avviata nel 2022 dalla Procura di Trieste ha portato alla richiesta di archiviazione per Elvo Zornitta e altri dieci indagati, dopo che una superperizia genetica ha escluso corrispondenze tra il materiale genetico prelevato da alcuni reperti e il DNA di 63 persone coinvolte nel test. Gli attentati attribuiti al presunto attentatore del Nordest, noto come Unabomber, sono stati 32, avvenuti tra il 1994 e il 2006, principalmente in Veneto e Friuli Venezia Giulia. Questi attacchi hanno causato feriti, tra cui bambini, attraverso l’uso di trappole esplosive camuffate in oggetti di uso quotidiano come tubetti di maionese e ovetti Kinder.

Il caso era stato riaperto dopo 16 anni dall’ultimo attentato, grazie a un’istanza presentata dal giornalista Marco Maisano e da due donne vittime, Francesca Girardi e Greta Momesso. L’incubo legato a Unabomber era iniziato il 21 agosto 1994 a Sacile, durante la “Sagra degli Osei”, quando Daniela Pasquali e i suoi due figli furono feriti dall’esplosione di un ordigno artigianale. L’ultimo episodio noto risale al 6 maggio 2006 a Porto Santa Margherita, Caorle, dove Massimiliano Bozzo, un infermiere di 28 anni, perse tre dita della mano a causa di un ordigno nascosto sotto il tappo di una bottiglia.

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