Siria, condannato a morte l’ex presidente Assad. Esultanza fuori dal Tribunale

Un tribunale siriano ha emesso una condanna a morte in contumacia per l'ex presidente Bashar al-Assad, suo fratello Maher e diversi ex funzionari, riconoscendoli colpevoli di crimini contro l'umanità e crimini di guerra legati alla guerra civile che ha colpito il paese dal 2011 al 2024. Questa è la prima volta che esponenti del regime precedente vengono condannati per tali crimini.
Assad, fuggito a Mosca durante la conquista del territorio siriano da parte del gruppo islamista Tahrir al-Sham, è stato accusato di omicidio premeditato, tortura e privazione della libertà. La sentenza è stata accolta con entusiasmo da decine di persone radunate davanti al tribunale di Damasco, molte delle quali provenienti da Daraa, la città che ha dato inizio alle proteste nel 2011.
Tra i condannati ci sono anche alti ufficiali militari, come l'ex ministro della Difesa Fahd al-Freij e Louay al-Ali, ex capo dei servizi di intelligence militare a Deraa. L'unico imputato presente in aula, Atef Najib, è stato condannato a morte per crimini contro l'umanità.
La guerra civile siriana ha causato oltre mezzo milione di morti e milioni di sfollati, con decine di migliaia di persone scomparse, molte delle quali vittime di violenze nelle carceri del regime. La caduta di Assad segna la fine di oltre cinquant'anni di dominio della sua famiglia.
Nel frattempo, si stanno compiendo passi verso un processo di pace, con l'annuncio della possibile dissoluzione dell'Amministrazione democratica autonoma della Siria del Nord-Est e l'integrazione delle Forze democratiche siriane nell'esercito siriano. Recenti incontri tra i leader curdi e il governo di Damasco hanno portato a un accordo globale per porre fine alla divisione del paese e avviare un'integrazione delle forze. Tuttavia, le divergenze tra le parti continuano a ostacolare il processo.
