Morte avvelenate con la ricina, perquisito lo studio di Gianni Di Vita, il padre

Morte avvelenate con la ricina, perquisito lo studio di Gianni Di Vita, il padre

Questa mattina, a Pietracatella, in provincia di Campobasso, la squadra mobile e il Servizio centrale operativo della Polizia di Stato hanno effettuato una perquisizione nello studio del commercialista Gianni Di Vita, marito e padre di Antonella e Sara, decedute per avvelenamento da ricina. L'ufficio si trova di fronte all'abitazione della famiglia Di Vita-Di Ielsi.

Nel fascicolo per duplice omicidio aperto dalla Procura di Larino non risultano al momento indagati. Gianni Di Vita era già stato coinvolto in precedenti operazioni, in particolare il 31 luglio, quando erano stati sequestrati un computer e dieci pen drive. Il sequestro era stato convalidato il 3 agosto, e recentemente sono iniziate le operazioni di copia forense dei dati contenuti nei dispositivi, affidate a specialisti della Direzione Centrale Anticrimine.

Le indagini si concentrano su un'eventuale azione volontaria che avrebbe portato alla morte delle due donne. Sono stati eseguiti 131 prelievi a luglio, e si sta verificando la presenza di ricina su reperti e alimenti sequestrati nell'abitazione delle vittime. Gli esperti del Robert Koch Institute di Berlino hanno fornito indicazioni che dovranno essere formalizzate nelle relazioni ufficiali.

Le indagini continuano con audizioni di persone informate sui fatti e approfondimenti sui rapporti personali delle vittime. La Procura ha richiesto l'estrazione di dati dai dispositivi elettronici di Gianni Di Vita, mirando a ricostruire eventuali legami e abitudini delle vittime, nonché a identificare possibili fonti di avvelenamento. Il termine per completare le operazioni è fissato a 60 giorni, salvo proroghe.

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