Legge elettorale, Meloni alla prova dell’Aula domani il voto sulle pregiudiziali

Legge elettorale, Meloni alla prova dell'Aula domani il voto sulle pregiudiziali

Oggi la commissione affari costituzionali della Camera ha concluso i lavori, dando mandato al relatore per la legge elettorale. La maggioranza ha votato a favore, mentre le opposizioni, inclusa Futuro Nazionale, si sono espresse contro. È iniziata la discussione generale in Aula e domani si svolgerà il voto sulle pregiudiziali di costituzionalità, che di norma vengono respinte. Le opposizioni hanno annunciato la richiesta di scrutinio segreto.

Intorno al 5 ottobre sono previsti i voti di fiducia, che riguarderanno sicuramente gli articoli 1 e 2, mentre resta da decidere se includere anche l'articolo 3. Il voto finale è atteso per l'8 o il 9 ottobre, con la possibilità di scrutinio segreto anche in questa fase. La Camera esamina solo le parti modificate dal Senato, e ogni ulteriore modifica costringerebbe il testo a tornare al Senato, complicando l'approvazione prima della scadenza naturale della legislatura.

Giorgia Meloni ha avvertito la maggioranza che un eventuale voto contrario alla Camera comporterebbe conseguenze per il governo. Se la riforma venisse approvata, la legislatura potrebbe continuare fino alla primavera; in caso contrario, Meloni potrebbe chiedere elezioni anticipate. Anche con la fiducia, il rischio di dissenso interno rimane, come dimostrato dal recente emendamento bocciato per un solo voto.

Il testo prevede un sistema proporzionale con soglia di sbarramento e premi per le coalizioni, oltre a capilista bloccati e preferenze. Le opposizioni, qualora la legge venisse approvata, intendono promuovere cause civili per sollevare questioni di legittimità costituzionale.

Meloni ha chiesto la presenza di tutti i ministri e sottosegretari e ha minacciato di porre il veto sulle candidature di chi si dissocia. Il dibattito interno è acceso, soprattutto riguardo alle preferenze, con Futuro Nazionale che si è dichiarato contrario. Le opposizioni si sono unite contro quella che definiscono una "riforma pessima", presentando emendamenti che sono stati tutti bocciati.

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