La TACOpolitics, perché Trump fa marcia indietro

A meno di due ore dalla scadenza di un ultimatum che preoccupava la comunità internazionale, Donald Trump ha annunciato un cessate il fuoco di due settimane con l’Iran tramite un post su Truth. La tregua coinvolge anche Israele e Libano e sposta l’attenzione su Islamabad, dove inizieranno negoziati basati su una proposta iraniana precedentemente rifiutata dagli Stati Uniti. Lo Stretto di Hormuz sarà riaperto sotto la gestione di Teheran, che prevede dazi sulle navi in transito per finanziare la ricostruzione.

La tv di Stato iraniana ha accolto la notizia come una “umiliante ritirata” americana, mentre a Wall Street e nelle redazioni internazionali si è diffuso un acronimo che definisce la strategia di Trump: TACO, che sta per “Trump Always Chickens Out”. Questo termine, coniato da Robert Armstrong del Financial Times, descrive la tendenza del presidente a lanciare ultimatum per poi fare marcia indietro.

Il fenomeno ha portato alla creazione del “TACO trade”, una strategia d’investimento che sfrutta la prevedibilità delle retromarce di Trump. Negli ultimi anni, il presidente ha annunciato dazi severi in almeno dieci occasioni, per poi ritirarsi, come nel caso delle tariffe contro Canada e Messico o la riduzione delle tariffe sulla Cina.

Analisti finanziari avvertono che questa tattica di rinvio non risolve i problemi, ma può alterare gli scenari. Resta da vedere se la tregua con l’Iran porterà a una pace duratura o se si tradurrà in un nuovo conflitto, con conseguenze per l’economia globale. Per ora, la retorica incendiaria sembra attenuarsi, mentre il mondo osserva il cambiamento di strategia di Trump, ormai etichettato come TACO.

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