La ricerca di carburante dei russi dopo gli attacchi ucraini alle raffinerie
L’impianto petrolifero di Omsk, uno dei più grandi della Russia, ha subito un attacco da parte delle forze ucraine, costringendo la sua chiusura. Situato a oltre 2.500 chilometri dal confine ucraino, Omsk è solo uno dei molti impianti e navi petroliere nel mirino di Kiev, che ha adottato una strategia mirata a colpire l’economia russa, in particolare il settore petrolifero, per costringere Mosca a negoziare.
Questa situazione ha portato a una crisi del carburante senza precedenti in Russia, con un aumento delle difficoltà nel reperire benzina. Le code ai distributori si allungano e molti di essi rimangono chiusi per mancanza di carburante, mentre i prezzi continuano a salire. Anche il presidente Putin ha riconosciuto la gravità della situazione, imponendo un divieto alle esportazioni di benzina e, più recentemente, di gasolio.
La Russia, uno dei principali produttori di petrolio al mondo, si trova ora nella posizione di dover importare carburante. In questo contesto, gli automobilisti si affidano a applicazioni che segnalano i distributori aperti, mentre in alcune città è stata introdotta la regola delle targhe alterne per l’accesso al carburante. Un tassista ha raccontato di essere rimasto a secco e di aver dovuto spingere la propria auto fino al distributore, dove altri automobilisti gli hanno fatto saltare la fila.
