Il drammatico racconto del padre di Gianluca, 22enne ucciso a Milano lunedì notte

Il padre di Gianluca Ibarra Silvera, il 22enne ecuadoriano ucciso alla stazione Certosa di Milano, ha raccontato di aver riconosciuto uno degli aggressori grazie ai tatuaggi, identificandolo come un capo della MS13. L’uomo, giunto sul luogo del delitto, ha affermato di aver visto il gruppo prima dell’aggressione, suggerendo un movente legato al controllo del territorio. Secondo quanto riferito da un amico del giovane, i nove assalitori erano armati di bottiglie e coltelli.

Le indagini della Squadra Mobile e della Polfer hanno ricostruito che i giovani, con i volti parzialmente coperti, hanno circondato Gianluca, il fratello e un amico, colpendolo ripetutamente. Un colpo ha reciso l’arteria femorale, causando un’emorragia fatale. Gianluca, incensurato, è deceduto in ospedale senza mai riprendere conoscenza. Gli aggressori sono fuggiti su un treno diretto a Treviglio.

Le immagini delle telecamere di sorveglianza sono ora al centro dell’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Elio Ramondini. Al momento, non ci sono indicazioni di una guerra tra bande, ma fonti investigative hanno descritto l’episodio come caratterizzato da una “violenza brutale tipica delle pandillas latinoamericane”. Il padre ha espresso il desiderio di giustizia, chiedendo che gli autori del crimine vengano catturati.

Condividi l’articolo
Pubblicità Pubblicità