I partiti, Ceuta e il tema migranti

Il governo italiano sta esercitando pressioni sui centri europei di rimpatrio nei Paesi terzi, noti come ‘return hubs’, supportato da una coalizione di Stati membri. La Commissione europea ha espresso disponibilità a valutare proposte concrete che rispettino il quadro giuridico e favoriscano la cooperazione con i partner. Dopo aver avviato un regolamento sui rimpatri oltre un anno fa, l’esecutivo di Ursula von der Leyen attende ora che gli Stati membri avanzino le loro iniziative.

Martedì, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi presenterà la proposta italiana ai suoi omologhi europei, supportato da Danimarca e Paesi Bassi, insieme a un fronte più ampio di Paesi favorevoli a misure più restrittive. Recentemente, venti governi hanno firmato una lettera congiunta per chiedere un rafforzamento delle frontiere. Tuttavia, l’uso di fondi Ue per finanziare gli hub potrebbe suscitare resistenze tra alcuni Stati.

La riunione degli ambasciatori che precederà il Consiglio informale di lunedì rappresenterà un primo test per la coalizione che il governo Meloni riuscirà a formare. Non ci sono dubbi sulla volontà di collaborare su progetti comuni per gli hub, ma le tensioni potrebbero riemergere, specialmente con la presenza di Paesi come Francia e Spagna, noti per il loro scetticismo. Nel frattempo, il Parlamento europeo ha approvato il regolamento sui rimpatri, che attende solo l’adozione formale per entrare in vigore.

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