Hebron il giorno dopo l’incursione israeliana

Oggi a Hebron, la vita quotidiana è segnata dalle conseguenze di una notte difficile. L'esercito israeliano ha chiuso tutti i checkpoint, creando un clima di tensione nella città più popolosa della Cisgiordania. Le operazioni, definite da Israele come "antiterrorismo", hanno colpito anche altre città come Jenin e Tulkarem, portando alla distruzione di campi profughi e allo sfollamento di centinaia di migliaia di civili. Anche Betlemme è stata chiusa, e le strade palestinesi sono segnate da cartelli in arabo cancellati.
Il primo ministro israeliano Netanyahu ha promesso di "evacuare i residenti" e di "andare casa per casa" dopo un attacco che ha causato la morte di due soldati. I residenti di Hebron sono stati avvertiti della presenza militare attraverso comunicazioni telefoniche. Un testimone racconta di essere stato costretto a lasciare la propria casa con la famiglia, senza alcuna spiegazione, e di aver trovato la propria abitazione contrassegnata con una X, in attesa di una possibile demolizione.
Nonostante la situazione difficile, a Hebron si manifesta anche solidarietà. Tir sono in attesa di recuperare mobili per gli sfollati, mentre Ibrahim, un residente, si dirige verso la sua casa, affrontando una realtà che somiglia a un assedio.
