Fentanyl: cos’è l’oppioide sintetico che sta causando un’ondata di overdose mortali

Il fentanyl è un oppioide sintetico, prodotto in laboratorio, che imita gli effetti degli oppiacei naturali. Sviluppato per la prima volta nel 1959 dal chimico belga Paul Janssen, è stato concepito come un antidolorifico più potente e rapido rispetto ai farmaci disponibili all’epoca. Commercializzato negli anni Sessanta, è oggi utilizzato in anestesia e per il trattamento del dolore severo, in particolare in oncologia e nelle cure palliative.

La somministrazione del fentanyl avviene in diverse forme, tra cui iniezioni endovenose, cerotti transdermici e spray nasali. La sua potenza, che è da 50 a 100 volte superiore a quella della morfina, comporta un alto rischio di overdose, poiché il margine tra dose terapeutica e dose letale è molto ridotto. L’uso non medico del fentanyl è aumentato, alimentando un mercato illecito in cui la sostanza è spesso miscelata con altre droghe o pressata in pillole contraffatte.

Gli effetti collaterali dell’abuso di fentanyl includono depressione respiratoria, che può portare a ipossia e morte. I segni di overdose comprendono respirazione lenta e pelle blu. L’antidoto naloxone può invertire gli effetti letali se somministrato tempestivamente.

Il fentanyl è associato a gravi conseguenze sociali, tra cui dipendenza, perdita di lavoro e isolamento. Le famiglie colpite affrontano gravi difficoltà, e i sistemi sanitari sono sotto pressione per gestire le emergenze legate all’abuso di oppioidi. Negli ultimi decenni, il fentanyl ha contribuito a una crisi di overdose, in particolare negli Stati Uniti, con un aumento dei casi anche in Europa. Per affrontare questo problema è necessaria una maggiore consapevolezza, educazione e controlli sul traffico di sostanze.

Condividi l’articolo
Pubblicità Pubblicità