Ex Ilva, senza interventi stop entro 90 giorni. Jindal conferma l’interesse a comprare

La Corte d’Appello di Milano ha stabilito che l’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto dovrà fermarsi entro 90 giorni se non verrà rimosso l’amianto presente e se le emissioni di polveri sottili non rientreranno nei limiti di sicurezza. Questa decisione impatta sulla vendita dell’impianto, già in fase avanzata, modificando le condizioni economiche e operative delle offerte, tra cui quella del fondo statunitense Flacks Group e del gruppo indiano Jindal.

Il Consiglio dei ministri ha approvato un finanziamento di 100,5 milioni di euro per il 2026 a favore di Acciaierie d’Italia, per garantire la continuità operativa del comparto a freddo in vista della vendita. Jindal ha confermato il suo interesse per l’acquisizione, proponendo la realizzazione di un nuovo forno carbon free, ma subordinando l’impegno alla definizione di accordi specifici.

La situazione dell’ex Ilva è complessa, con oltre un decennio di amministrazione straordinaria e contenziosi ambientali. Le opzioni future prevedono la sostituzione degli altiforni con forni elettrici alimentati da idrogeno verde, ma richiedono ingenti investimenti e tempo.

Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha commentato che la sentenza modifica radicalmente le condizioni della cessione. Il presidente di Federacciai, Antonio Gozzi, ha criticato l’approccio giudiziario, sostenendo che le prescrizioni sono tecnicamente irrealizzabili.

Politicamente, il presidente dei senatori del Pd, Francesco Boccia, ha sottolineato la necessità di un progetto credibile che integri salute, ambiente e lavoro. Anna Filippetti, segretaria del Pd di Taranto, ha chiesto la nazionalizzazione dell’ex Ilva per garantire salute e posti di lavoro. Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle, ha evidenziato i fallimenti del governo nella gestione della situazione.

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