Economia circolare: Italia leader in Europa, ma troppo dipendente dalle importazioni di materiali

L’Italia si posiziona come leader in Europa per quanto riguarda l’economia circolare, ma presenta una forte dipendenza dalle importazioni di materiali. Nel 2025, il 46,6% delle materie prime trasformate nel Paese proviene dall’estero, un dato significativamente superiore alla media dell’Unione Europea, fissata al 22,4%. Questa dipendenza ha comportato un costo crescente, con la spesa per le importazioni di materiali che ha raggiunto quasi 600 miliardi di euro, segnando un incremento del 23,3% rispetto al 2021, nonostante un calo dei volumi complessivi.

Il rapporto evidenzia un aumento del 18% nel costo dei metalli, come nichel e rame, che rappresentano il 40% del valore totale delle importazioni italiane. Le tensioni geopolitiche e la volatilità dei prezzi delle materie prime strategiche e delle fonti fossili di energia potrebbero aggravare ulteriormente questa situazione.

Il documento, presentato durante la Conferenza Nazionale sull’Economia Circolare a Roma, mette in luce sia i punti di forza che le debolezze del sistema italiano. Sebbene il Paese mostri buone performance nel riciclo dei rifiuti e nell’efficienza nell’uso dei materiali, gli investimenti in innovazione circolare rimangono insufficienti. L’Europa, da parte sua, ha avviato misure per promuovere la circolarità, ma il tasso di utilizzo circolare dei materiali è ancora basso, attorno al 12%.

In risposta a queste sfide, l’Unione Europea sta preparando il Circular Economy Act, previsto per la fine dell’anno, per accelerare la transizione verso un’economia più circolare. Inoltre, un rapporto OCSE ha evidenziato un aumento delle restrizioni al commercio globale di materie prime critiche, aggravato da un contesto geopolitico instabile. Durante la conferenza, è emersa l’importanza di una maggiore circolarità non solo come scelta sostenibile, ma come necessità per garantire sicurezza e competitività economica.

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