Cuba nel buio dell’apagón: la strategia Trump del “regime collapse”

Dal 29 gennaio, Cuba si trova in una grave crisi energetica a causa delle sanzioni imposte dagli Stati Uniti, che hanno interrotto le forniture di petrolio all’isola. L’ordine esecutivo di Donald Trump ha trasformato Cuba in un terreno di sperimentazione per una nuova strategia di “regime collapse”, che mira a far implodere il governo cubano piuttosto che a sostituirlo con uno più favorevole agli Stati Uniti.

La situazione attuale è caratterizzata da un blackout permanente che ha colpito nove milioni di abitanti, paralizzando l’economia, i trasporti e i servizi essenziali. La crisi era già in atto prima delle sanzioni, aggravata da errori di gestione del governo cubano, sia sotto Raúl Castro che sotto il suo successore Miguel Díaz-Canel. La mancanza di riforme e la resistenza del potente conglomerato militare Gaesa hanno ulteriormente complicato la situazione.

La strategia statunitense si discosta dalle tradizionali politiche di cambio di regime, puntando invece a un collasso interno dell’isola. Questo approccio ha suscitato interrogativi sulla moralità di utilizzare l’emergenza umanitaria come strumento di pressione politica. La comunità internazionale si trova di fronte alla sfida di bilanciare i diritti umani con le strategie geopolitiche.

La Chiesa cattolica, che svolge un ruolo cruciale nell’assistenza alla popolazione, cerca di promuovere il dialogo e prevenire un collasso totale, temendo che Cuba possa diventare un nuovo Haiti. La situazione attuale rappresenta una crisi profonda non solo per l’isola, ma anche per gli equilibri dell’America Latina e per la credibilità degli Stati Uniti come potenza democratica.

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