Corea del Sud, spariti migliaia di cani dagli allevamenti: “Forse già mangiati”
In Corea del Sud, migliaia di cani sono scomparsi dagli allevamenti, con l’ipotesi che molti di essi siano già stati macellati. Questo fenomeno è emerso dopo l’approvazione di una legge che, a partire dal 2027, vieterà definitivamente l’allevamento, la macellazione e la vendita di cani per uso alimentare. La legge prevede pene fino a tre anni di carcere per chi violerà il divieto.
Negli ultimi anni, la carne di cane ha perso popolarità, in particolare tra i giovani, che preferiscono i cani come animali da compagnia. Attualmente, si stima che solo una ventina di allevamenti siano attivi, rispetto ai 400mila-450mila cani registrati nel 2024. Gli attivisti denunciano pratiche di macellazione violente, come elettrocuzione e percosse, documentate da giornalisti in un allevamento di Pyeongtaek.
Per incentivare la riconversione degli allevamenti, il governo offre sussidi di 600mila won (circa 340 euro) per ogni cane ceduto, senza però chiarire la sorte finale degli animali. Un ispettore del ministero ha affermato che il loro compito è verificare l’assenza di cani negli allevamenti, ma non indagare su quanto accaduto agli animali.
L’ex allevatore Ju Yeong-bong ha criticato il divieto, considerandolo un “tradimento” politico. A maggio, l’82% degli allevamenti aveva già richiesto la chiusura, ma solo 623 cani erano stati adottati, mentre molti altri sarebbero stati soppressi. Le associazioni animaliste segnalano l’assenza di campagne di adozione per i cani salvati. Inoltre, molti operatori lamentano difficoltà burocratiche nel processo di riconversione. La nuova normativa mira anche a colmare una lacuna giuridica che impediva l’applicazione di standard sul benessere animale, poiché i cani non erano classificati come bestiame.
