Caro carburante, pescatori in rivolta: “Non torneremo in mare”

AGRIGENTO – I pescatori di Porto Empedocle si trovano in una situazione critica a causa dell'aumento vertiginoso dei prezzi del carburante. Giovanni Manganella della Uil ha dichiarato che, non essendoci più le condizioni per riprendere il mare, gli armatori non ritireranno i documenti necessari per tornare in attività. Rosario Castronovo, un armatore locale, ha spiegato che il costo del carburante per ogni uscita si aggira intorno ai 1.500 euro, mentre il pescato può fruttare solo circa 2.000 euro, rendendo insostenibile l'indebitamento.
Oltre 100 famiglie di Porto Empedocle dipendono dalla pesca, e le marinerie siciliane chiedono interventi urgenti al governo per evitare il blocco delle attività e la perdita di posti di lavoro. Il prezzo del gasolio per la pesca varia tra 1,30 e 1,70 euro al litro, con aumenti che in alcuni casi raggiungono il 200% rispetto ai livelli precedenti. Confcooperative ha calcolato che un peschereccio medio può consumare fino a 180mila litri di gasolio all'anno, con un incremento dei costi che ha superato il 60% del budget operativo.
La situazione è aggravata dal fermo biologico, che ha temporaneamente ridotto l'impatto economico del caro carburante. Tuttavia, in altre zone d'Italia, le marinerie stanno pianificando le uscite in mare con attenzione, monitorando costantemente le condizioni meteo per contenere i costi. A Viareggio, le sorelle Malfatti hanno confermato che si pesca meno e più vicino alla costa, una situazione che influisce anche sulle cooperative di conferimento.
