Carneficina vicino Port-au-Prince: 47 morti, catturati ostaggi dopo notte di terrore

Una coalizione di bande ha attaccato una comunità agricola sulle colline di Port-au-Prince, causando la morte di almeno 47 persone. L'assalto, avvenuto tra domenica e lunedì, ha visto uomini armati irrompere nella zona, appiccando incendi alle abitazioni e uccidendo i residenti. Il sindaco di Kenscoff, Jean Massillon, ha indicato i membri della banda Viv Ansanm, designata come organizzazione terroristica dagli Stati Uniti, come responsabili dell'attacco.
L'Ufficio per la Protezione dei Cittadini di Haiti ha denunciato il massacro, sottolineando che tra le vittime ci sono molti giovani. Un testimone ha riferito di aver visto tra i 45 e i 50 cadaveri e di aver perso otto familiari. Inoltre, i membri della banda hanno attaccato un campo profughi all'interno di una chiesa, uccidendo circa 40 persone e causando decine di feriti. Alcuni civili sono stati rapiti.
Il governo haitiano ha espresso "profonda compassione" per le famiglie colpite e ha annunciato l'invio di rinforzi per ripristinare la sicurezza. La situazione rimane critica, con decine di ostaggi ancora in mano ai criminali. In un video diffuso sui social, il capo di una banda ha minacciato di giustiziare gli ostaggi se le forze dell'ordine intervenissero.
Kenscoff è da tempo teatro di violenze da parte di bande armate, che cercano di espandere il loro controllo. Haiti, il Paese più povero delle Americhe, affronta una crisi profonda, aggravata da instabilità politica e violenza. Secondo le Nazioni Unite, circa 1,5 milioni di haitiani sono sfollati e oltre cinque milioni vivono in condizioni di grave insicurezza alimentare. La situazione è ulteriormente complicata dall'assenza di elezioni dal 2016 e dall'assassinio dell'ex presidente Jovenel Moïse nel 2021. Le elezioni generali sono previste per dicembre di quest'anno.
