Capitale Italiana del Libro 2027, Sciacca fuori dai finalisti. Brucculeri e Blò: «Scelta irresponsabile»

Sciacca non figura tra i sette Comuni finalisti per il titolo di “Capitale Italiana del Libro 2027”, comunicati dal Ministero della Cultura. La città aveva presentato la propria candidatura come Comune capofila attraverso il dossier “SCIACCA 2027: ANDARE OLTRE. Le rotte della Sapienza”.
Sull’esclusione intervengono i consiglieri comunali Raimondo Brucculeri e Maurizio Blò, del Movimento Controsistema – Sud Chiama Nord, che tornano a contestare modalità e costi della candidatura, già oggetto delle loro osservazioni a partire dallo scorso marzo.
Al centro delle critiche c’è innanzitutto l’affidamento da 36.600 euro per la redazione del dossier a Mediterranea Arte S.r.l. Secondo quanto sostenuto dai due consiglieri, l’incarico sarebbe stato affidato direttamente, nell’arco di 48 ore e su direttiva politica, a una società il cui core business dichiarato riguarda l’organizzazione di mostre d’arte.
Brucculeri e Blò affermano di non avere riscontrato evidenze pubbliche di uno specifico curriculum della società nella progettazione di politiche per la promozione della lettura o nella predisposizione di dossier tecnici relativi a bandi ministeriali di questo tipo. A loro giudizio, l’esclusione di Sciacca confermerebbe le perplessità già espresse sulle competenze richieste per la candidatura.
I due consiglieri sollevano inoltre la questione del coinvolgimento degli altri Comuni inseriti nell’aggregazione territoriale: Bisacquino, Bivona, Caltabellotta, Licata e Montevago.
Secondo Brucculeri e Blò resta da chiarire se questi enti abbiano contribuito alla spesa sostenuta da Sciacca per la redazione del dossier. I consiglieri osservano che, in caso di vittoria, il contributo ministeriale di circa 500 mila euro sarebbe stato presumibilmente ripartito tra i Comuni coinvolti nel progetto e chiedono quindi di conoscere come fossero stati disciplinati costi e benefici tra gli enti.
Sul punto ricordano anche una richiesta di accesso agli atti presentata il 4 maggio scorso, con la quale avevano chiesto il protocollo d’intesa e la ripartizione dei costi tra i Comuni. Secondo quanto riferiscono, la richiesta sarebbe rimasta senza riscontro per oltre sessanta giorni, circostanza che li avrebbe portati a presentare una diffida formale.
Brucculeri e Blò contestano anche le modalità con cui sarebbe stata costruita la candidatura. Richiamano l’affidamento deciso in 48 ore, l’assenza, da loro denunciata, di un’indagine di mercato e di una verifica delle competenze, oltre alla presenza di errori materiali nei codici di gara.
«Non stiamo parlando del senno di poi», affermano i due consiglieri, sostenendo che questi elementi rappresentassero già in partenza segnali di criticità. Evidenziano inoltre che, su 31 Comuni candidati in tutta Italia per un solo titolo finale, le possibilità di successo erano limitate e definiscono “irresponsabile” la scelta di impegnare 36.600 euro di risorse pubbliche in quelle condizioni.
Nella loro nota, Brucculeri e Blò collegano infine la vicenda alle condizioni di alcuni impianti semaforici cittadini, che descrivono come spenti o malfunzionanti in diversi punti strategici.
Secondo i due consiglieri, la questione pone un problema di priorità nell’utilizzo delle risorse pubbliche: da una parte i 36.600 euro destinati alla candidatura, dall’altra le somme necessarie per interventi legati alla sicurezza quotidiana di automobilisti e pedoni.
«Ai saccensi lasciamo il giudizio su quale delle due spese fosse davvero indifferibile e urgente», concludono Brucculeri e Blò.
