Africa Occidentale, il rapporto ONU sullo jihadismo
L’estremismo islamico continua a rappresentare una grave minaccia nella regione del Sahel, secondo un rapporto presentato al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. L’Africa subsahariana è considerata il fulcro del jihadismo globale, con alti tassi di mortalità in paesi come Somalia, Mali e Burkina Faso. I gruppi jihadisti, che ora amministrano territori e controllano rotte commerciali, stanno espandendo la loro influenza verso gli Stati costieri del Golfo di Guinea.
In Mali, una coalizione di gruppi jihadisti ha lanciato attacchi simultanei in diverse città, causando vittime tra civili e militari, incluso il ministro della Difesa. La situazione è critica, con strade bloccate dai guerriglieri che interrompono le forniture alla capitale. In Niger, gli attacchi si concentrano sull’aeroporto di Niamey e su basi militari, mentre in Burkina Faso le regioni settentrionali e orientali sono frequentemente bersaglio di attacchi, anche tramite droni. In Nigeria, il nord e la Middle Belt sono colpiti da rapimenti e violenze.
Attualmente, quasi 6,8 milioni di persone sono sfollate nella regione, con un aumento significativo di rifugiati in paesi come la Liberia. La crisi umanitaria è aggravata da deficit di finanziamento e difficoltà nell’accesso agli aiuti. Inoltre, il narcotraffico sta crescendo, con i giovani tra le principali vittime e i cartelli che influenzano le istituzioni pubbliche.
Tuttavia, si intravedono segnali di riavvicinamento tra la Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale e l’Alleanza degli Stati del Sahel, con iniziative di cooperazione in materia di sicurezza. Simao ha sottolineato l’importanza di investire nello sviluppo per affrontare le cause profonde dell’instabilità, evidenziando che la sicurezza non può essere sostenibile senza un adeguato sviluppo sociale ed economico.
