Epatiti, Ecdc: “In Europa 5 mln con malattia cronica”. Iss: Serve prevenzione”

Le epatiti virali continuano a rappresentare una significativa emergenza di salute pubblica in Italia, nonostante i progressi compiuti negli ultimi anni. Secondo l'Istituto superiore di sanità, la mortalità legata a queste malattie era quasi tre volte superiore dieci anni fa. Attualmente, i casi di epatite B e C sono in calo, mentre si registra un aumento delle epatiti A ed E. L'Iss sottolinea l'importanza dello screening e della diagnosi precoce, evidenziando che la lotta contro le epatiti deve essere considerata parte integrante della strategia di prevenzione del cancro.
A livello globale, l'Organizzazione mondiale della sanità stima che 287 milioni di persone convivano con epatite cronica da virus B e C, con quasi 2 milioni di nuovi casi ogni anno. Le epatiti croniche sono responsabili di oltre 1,3 milioni di decessi annuali, principalmente per cirrosi e cancro del fegato. In Italia, sebbene le nuove infezioni siano in calo, le epatiti A ed E continuano a diffondersi, anche a causa di focolai epidemici.
Il ministero della Salute sta collaborando con l'Iss e altre istituzioni per sviluppare un Piano nazionale d'azione volto a ridurre le nuove infezioni e la mortalità. Questo piano prevede misure per migliorare la prevenzione, la diagnosi precoce e l'accesso alle terapie. L'Ecdc ha evidenziato l'importanza della vaccinazione contro l'epatite B e dello screening in gravidanza, che ha contribuito a ridurre la trasmissione verticale dell'infezione.
Recentemente, il Lazio ha registrato un incremento dei casi di epatite A, con 120 casi nei primi mesi del 2026, principalmente legati a trasmissioni alimentari. L'Istituto Nazionale per le Malattie Infettive "Lazzaro Spallanzani" di Roma continua a impegnarsi nella prevenzione e cura delle epatiti virali, adattandosi ai progressi della medicina infettivologica.
