La crisi del clima, ghiacciai in codice rosso
L’estate si presenta critica per le Alpi, con temperature in aumento e ghiacciai che si sciolgono a ritmi allarmanti. Le anomalie termiche registrate nell’arco alpino oscillano tra +2 °C e +4 °C rispetto alla media climatica del periodo 1991-2020. Dalla seconda metà di giugno, lo zero termico si è stabilito frequentemente tra 4.800 e oltre 5.000 metri, causando una fusione anticipata della neve e condizioni problematiche per i ghiacciai e le vette alpine. Tra i ghiacciai più colpiti ci sono il Monte Bianco, la Marmolada e l’Adamello, quest’ultimo il più grande delle Alpi italiane, monitorato costantemente.
Legambiente ha lanciato un appello per una responsabilità collettiva e per azioni concrete, sottolineando l’importanza di una governance europea per i ghiacciai e il riconoscimento di questi come beni comuni.
Le temperature registrate sono emblematiche: sul Monte Bianco, il 18 giugno si è toccato un +0,8 °C, mentre il 24 giugno si è arrivati a circa +2 °C. Sulla Marmolada, la stazione di Punta Rocca ha visto temperature sopra lo zero dal 16 giugno, con punte vicine ai +5 °C. Anche il ghiacciaio dell’Adamello sta subendo un significativo ritiro, con una perdita di 760 metri tra il 1997 e il 2025 e un’accelerazione negli ultimi dieci anni.
Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi di Legambiente, ha sottolineato l’importanza di riconoscere i ghiacciai come beni comuni, essenziali per l’equilibrio ecologico e la sicurezza delle comunità. Ha inoltre evidenziato che la gestione delle aree glaciali deve essere orientata all’interesse generale, piuttosto che a logiche di mercato.
