Mandato di arresto per James Comey, ex direttore dell’FBI e bestia nera di Trump

James Comey, ex direttore dell’FBI, è stato colpito da un mandato di arresto con l’accusa di aver minacciato di morte Donald Trump. Questa nuova incriminazione si inserisce in un lungo scontro tra i due, iniziato nel 2016 con l’indagine sul Russiagate, che ha messo in luce i presunti legami tra la campagna elettorale di Trump e la Russia. Dopo la sua elezione, Trump licenziò Comey nel 2017, mentre l’inchiesta era ancora in corso.

L’accusa attuale si basa su una fotografia pubblicata da Comey sui social media, in cui alcune conchiglie formano i numeri “86 47”. Secondo il Ministero della Giustizia, il numero “86” è un termine gergale per “eliminare”, mentre “47” si riferisce al quarantasettesimo presidente degli Stati Uniti, Trump. Comey ha dichiarato la sua innocenza, definendo l’accusa infondata.

L’indagine, inizialmente stagnante, ha ripreso vigore dopo che Trump ha rimosso Pam Bondi dalla direzione della giustizia, sostituendola con Todd Blanche, avvocato personale del presidente. Blanche ha affermato che la condotta di Comey non sarà tollerata.

Questa è la seconda volta che Comey si trova ad affrontare accuse legali in pochi mesi; a settembre, era stato accusato di falsa testimonianza e intralcio ai lavori del Congresso, ma il caso era stato archiviato per irregolarità nella nomina della procuratrice.

Comey ha risposto all’incriminazione affermando di non avere paura e di continuare a credere nell’indipendenza della magistratura. I suoi legali sosterranno che la libertà di espressione protegge la sua pubblicazione e che l’inchiesta rappresenta una vendetta per le sue indagini su Trump. Il caso di Comey potrebbe rivelarsi un test per la Casa Bianca riguardo ai limiti del suo potere sulla giustizia americana.

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