Quando il drone decide da solo chi colpire: è iniziata l’era delle armi autonome

Quando il drone decide da solo chi colpire: è iniziata l'era delle armi autonome

Una studentessa universitaria di diciannove anni, Tetiana Bubynets, è morta insieme ad altre due persone a causa dell'impatto di un drone russo contro una stazione di servizio a Zaporizhzhia, in Ucraina. Questo evento segna un momento significativo nel conflitto, poiché si tratta delle prime vittime di droni guidati da un'intelligenza artificiale in grado di decidere autonomamente quali bersagli colpire. Secondo un reportage del New York Times, il drone era programmato per dirigersi verso la stazione di servizio e, una volta in prossimità dell'obiettivo, ha selezionato autonomamente il bersaglio, identificando i serbatoi di propano. A differenza dei droni tradizionali, in questo caso non c'era un operatore umano che pilotava il velivolo o confermava l'obiettivo da colpire. Parte della catena decisionale era gestita esclusivamente dal software. Il colonnello Serhiy Minaiev, comandante della difesa aerea di Zaporizhzhia, ha espresso preoccupazione per le implicazioni di questa tecnologia, avvertendo che il mondo potrebbe trovarsi di fronte a un futuro distopico simile a quello di "Terminator". I droni, identificati come modelli Molniya, sono stati trovati con minicomputer commerciali prodotti da Nvidia, suggerendo che Mosca stia sperimentando con sistemi autonomi. L'analisi forense ha rivelato che i droni non avevano antenne, confermando che erano guidati unicamente da un sistema software autonomo. Questo segna un cambiamento rispetto all'uso attuale dell'intelligenza artificiale, che in genere è limitato alla fase finale dell'attacco, dove un operatore umano seleziona il bersaglio. La questione della responsabilità giuridica è complessa, poiché attualmente non esiste un trattato internazionale che vieti le armi autonome letali. Tuttavia, tali sistemi devono rispettare il diritto internazionale umanitario, inclusi i principi di distinzione e proporzionalità. La difficoltà principale risiede nel fatto che un algoritmo potrebbe commettere errori di classificazione, portando a conseguenze fatali per i civili. La mancanza di chiarezza su chi sia responsabile in caso di attacchi errati rappresenta una

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