Antonello Nicosia, condanna della Corte dei Conti: 15 mila euro per danno all’immagine dello Stato

Antonello Nicosia, condanna della Corte dei Conti: 15 mila euro per danno all’immagine dello Stato

Antonello Nicosia dovrà versare 15 mila euro alla Presidenza del Consiglio dei Ministri a titolo di risarcimento per il danno all’immagine arrecato alle istituzioni. Lo ha stabilito la Sezione giurisdizionale della Corte dei Conti per la Regione Siciliana, al termine del procedimento promosso dalla Procura contabile nei confronti dell’ex collaboratore parlamentare.

La vicenda si collega alla condanna penale definitiva riportata da Nicosia per associazione mafiosa e false dichiarazioni. Secondo quanto accertato in sede penale, Nicosia aveva intrattenuto rapporti consolidati con esponenti di rilievo di Cosa Nostra nelle province di Agrigento e Trapani.

Tra gennaio e maggio del 2019 aveva inoltre collaborato con una deputata della Repubblica, occupandosi formalmente di questioni relative alla situazione dei detenuti. Secondo la ricostruzione contenuta nel procedimento contabile, l'incarico gli avrebbe consentito di accedere agli istituti penitenziari per finalità ritenute estranee all'attività istituzionale.

La partecipazione alle visite ispettive nelle carceri avrebbe infatti permesso a Nicosia di incontrare detenuti ritenuti vicini agli ambienti mafiosi, tra i quali anche persone sottoposte al regime di carcere duro. Secondo l'accusa recepita dalla Corte, attraverso questi incontri sarebbero state raccolte informazioni sull'eventuale disponibilità dei detenuti a collaborare con la giustizia e favorite comunicazioni verso l'esterno.

Nel giudizio davanti alla Corte dei Conti uno degli aspetti centrali ha riguardato la stessa giurisdizione contabile. La difesa aveva sostenuto che Nicosia fosse un collaboratore privato della parlamentare e non un dipendente pubblico o un assistente parlamentare in senso tecnico. Era stata inoltre contestata la possibilità di riconoscere un danno all'immagine dello Stato in relazione a un reato non direttamente commesso contro la pubblica amministrazione.

La Corte ha però ritenuto configurabile un rapporto di servizio con l'apparato pubblico, pur in assenza di un rapporto di lavoro formalmente riconducibile alla pubblica amministrazione. Per i giudici, l'utilizzo delle prerogative legate all'attività parlamentare per finalità riconducibili agli interessi dell'organizzazione mafiosa avrebbe determinato una deviazione delle funzioni istituzionali.

Nella decisione è stato richiamato anche il principio affermato dalle Sezioni Riunite della Corte dei Conti con la sentenza n. 3/2026/QM, secondo il quale il danno all'immagine può essere riconosciuto anche in presenza di condanne per reati diversi da quelli contro la pubblica amministrazione, quando la condotta abbia provocato un grave pregiudizio alla reputazione dell'istituzione.

La Procura contabile aveva chiesto una condanna al pagamento di 50 mila euro. La Sezione ha invece quantificato il danno in 15 mila euro, considerando soprattutto la durata limitata, nel corso del 2019, degli episodi direttamente connessi all'incarico di collaborazione e la rilevanza prevalentemente locale del clamore mediatico documentato nel procedimento.

Alla luce anche della particolare novità della questione giuridica affrontata, la Corte ha infine disposto la compensazione integrale delle spese processuali tra le parti.

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