Ungheria al voto tra l’incognita Magyar e il “fattore Trump”: Orbán si gioca il tutto per tutto
A pochi giorni dalle elezioni politiche del 12 aprile, l’Ungheria si presenta come un Paese incerto e diviso. Il partito “Tisza”, guidato da Péter Magyar, continua a dominare i sondaggi, mentre il premier uscente Viktor Orbán mobilita le sue risorse, puntando sulla retorica sovranista e sull’appoggio di Donald Trump. Il presidente americano ha recentemente espresso il suo sostegno a Orbán, definendolo “un patriota e un leader coraggioso”, un endorsement che mira a rafforzare la base elettorale di Fidesz.
Tuttavia, la situazione interna è in evoluzione. Secondo un sondaggio del Centro 21 per la testata 24.hu, sebbene il 62% degli ungheresi si dichiari favorevole a rimanere nell’Unione Europea, il numero degli indecisi è aumentato al 17%, quasi raddoppiato rispetto a un anno e mezzo fa. Gli analisti notano una crescente esitazione tra gli elettori, che riflette dubbi non solo sulla permanenza nell’Unione, ma anche sull’eventuale adozione dell’Euro, tema su cui Orbán ha alimentato scetticismi verso le istituzioni europee.
Con il partito Tisza stabilmente sopra il 40% e Fidesz intorno al 34%, il voto di domenica rappresenta un test cruciale. Orbán punta sul sostegno di Trump e sulla paura di instabilità economica, mentre l’opposizione si fa portavoce di un desiderio di trasparenza e di un ritorno ai valori europei. La consultazione elettorale sarà decisiva per il futuro politico dell’Ungheria, che si trova a un bivio tra il sovranismo e una possibile svolta.
