Il procuratore di Gela, Salvatore Vella, ha evidenziato la mancanza di dati sui decessi nel Mediterraneo durante un incontro al Parlamento Europeo. Vella ha raccontato un episodio del 2016, in cui un naufragio ha portato al salvataggio di 200 persone e al recupero di 5 corpi, mentre il numero reale dei migranti a bordo era di 288. Questo caso esemplifica la difficoltà di avere statistiche accurate sui morti in mare, poiché si contano solo i cadaveri recuperati.
L’intervento di Vella è avvenuto in un contesto educativo che ha coinvolto 250 studenti di diverse scuole italiane, francesi e slovene, riuniti per discutere il diritto all’identità per i migranti. L’iniziativa, promossa dal Comitato 3 Ottobre, ha messo in luce le sfide affrontate dagli operatori dopo i naufragi. Vella ha condiviso un aneddoto su un custode di Porto Empedocle che, dopo un naufragio nel 2010, ha deciso di seppellire insieme i corpi di una donna e di un bambino, nonostante ciò fosse vietato dalla legge.
Il procuratore ha sottolineato che il prelievo del DNA avviene raramente e che, anche quando effettuato, non esiste una banca dati per archiviare queste informazioni. Ha quindi proposto la creazione di una banca dati comune gestita da un’agenzia pubblica europea, distinta da polizia e magistratura, per affrontare il tema dell’immigrazione in modo più umano e meno criminalizzante. Vella ha concluso affermando che è fondamentale avere punti d’accesso internazionali per le famiglie dei migranti scomparsi.

