Luigia Fortunato, uccisa a Loreto: per la Procura non è femminicidio, ma omicidio volontario

La Procura di Ancona ha contestato a Sami Khemaies, reo confesso dell’omicidio della moglie Luigia Fortunato, il reato di omicidio volontario, escludendo al momento la qualificazione di femminicidio. Questa distinzione è rilevante, poiché l’omicidio volontario prevede pene inferiori rispetto al femminicidio, che riconosce una matrice di genere. Il sostituto procuratore Rosario Lioniello ha spiegato che non sono emersi elementi di prevaricazione o possesso da parte dell’imputato.

Il legale di Khemaies, Simone Matraxia, ha dichiarato che l’omicidio non è riconducibile a un rifiuto da parte della donna, mentre la legale della famiglia di Luigia, Cristina Perozzi, ha sottolineato l’importanza di non attribuire colpe alla vittima e di lasciare che le indagini seguano il loro corso.

L’udienza di convalida del fermo di Khemaies si terrà in collegamento dal carcere di Montacuto, mentre martedì è prevista l’autopsia sul corpo di Luigia. Secondo le prime ricostruzioni, la coppia era separata in casa e le tensioni sarebbero esplose dopo un episodio al centro estivo del figlio. Luigia è stata colpita con un coltello, trovato sul luogo del delitto, ma Khemaies ha dichiarato di aver strappato l’arma alla donna durante una lite.

La ministra per la Famiglia, Eugenia Roccella, ha commentato la questione del femminicidio, sottolineando che l’omicidio di una donna non è intrinsecamente più grave di quello di un uomo, ma è importante considerare le motivazioni dietro l’atto. L’associazione Donne e giustizia ha evidenziato che la violenza domestica è spesso il culmine di una storia di sopraffazione e ha espresso fiducia nelle indagini in corso.

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