L’omicidio Regeni, 10 anni di depistaggi e impunità

L'omicidio Regeni, 10 anni di depistaggi e impunità

A oltre dieci anni dall'omicidio di Giulio Regeni, l'indagine della Procura di Roma ha rivelato una sistematica attività di ostacolo da parte delle autorità egiziane, ostacolando l'accertamento della verità. Fin dall'inizio dell'inchiesta, gli inquirenti italiani hanno cercato di ricostruire i fatti e identificare i responsabili delle torture e dell'omicidio del ricercatore, ma la collaborazione giudiziaria si è rivelata solo apparente, secondo la Procura.

Gli investigatori italiani, inviati al Cairo nel 2016, hanno operato senza poteri decisionali, limitandosi a osservare le attività investigative locali. Le crescenti manifestazioni di sfiducia hanno portato alla chiusura dell'esperienza investigativa congiunta il 23 marzo 2016. Il giorno successivo, le autorità egiziane hanno annunciato di aver ucciso i presunti responsabili del sequestro e dell'omicidio, presentando una ricostruzione che ha suscitato perplessità in Italia.

Nei due anni successivi, la cooperazione tra i due Paesi ha portato a incontri formali senza risultati concreti. Nel dicembre 2017, la Procura ha consegnato un'informativa che delineava le responsabilità di membri della National Security, ma l'iniziativa è rimasta senza effetti. Nel 2018, cinque esponenti dei servizi di sicurezza egiziani sono stati iscritti nel registro degli indagati.

Il bilancio delle richieste di cooperazione giudiziaria è significativo: dall'Egitto sono arrivate solo due rogatorie, mentre delle 64 richieste avanzate dall'Italia, 39 non hanno ricevuto risposta. Tra gli atti mai trasmessi ci sono elementi cruciali per l'indagine, come il traffico delle celle telefoniche e i profili biologici rinvenuti sugli indumenti di Regeni. Secondo la Procura di Roma, queste omissioni non sarebbero casuali, ma selettive, mirate a escludere ulteriori responsabilità degli apparati di sicurezza egiziani.

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