Levata di scudi a difesa della Corte Penale Internazionale dagli attacchi Usa

L'amministrazione statunitense ha annunciato sanzioni contro la Corte Penale Internazionale (CPI), provocando reazioni di condanna da parte della comunità internazionale. La decisione è arrivata poche ore prima dell'assegnazione del Premio Nobel per la Pace 2026 alla giurista sudafricana Navanethem "Navi" Pillay. Washington accusa la CPI di interferenza illegittima, ma diversi governi europei, il Sudafrica, organismi giudiziari globali e associazioni per i diritti umani hanno difeso l'indipendenza della Corte, considerandola essenziale per il rispetto dello Stato di diritto.
L'Unione Europea ha espresso un forte sostegno alla CPI, con l'Alto Rappresentante Kaja Kallas che ha definito le sanzioni americane "profondamente deprecabili". Un gruppo di otto ministri degli Esteri, tra cui quelli di Canada, Germania e Francia, ha emesso una nota congiunta per riaffermare il loro sostegno alla Corte e avvertire delle conseguenze negative delle sanzioni.
L'Italia ha adottato una posizione cauta, ribadendo il proprio impegno per le istituzioni multilaterali e il dialogo con gli Stati Uniti, pur sottolineando che le sanzioni non sono un modo efficace per risolvere i conflitti giurisdizionali. Anche il Belgio ha chiesto una reazione decisa dell'Unione Europea e ha proposto di attivare lo Statuto di Blocco per proteggere la CPI dalle sanzioni americane.
Il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa ha difeso la CPI, definendo le sanzioni americane un tentativo di intimidire la magistratura indipendente. Anche il Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha avvertito che attaccare la giustizia internazionale potrebbe riportare il mondo a una logica di forza. La CPI ha risposto alle sanzioni affermando che non arretrerà nel suo mandato di giustizia.
