Le armi sul pianeta: le emissioni belliche superano quelle di intere nazioni

Le guerre non solo causano perdite umane e devastazione economica, ma hanno anche un impatto significativo sul clima. A quattro anni dall’invasione russa dell’Ucraina, le emissioni di gas serra generate dal conflitto hanno superato i 311 milioni di tonnellate di CO2 equivalente, un valore comparabile alle emissioni annuali della Francia. Anche il conflitto a Gaza ha contribuito, con costi climatici stimati in oltre 31 milioni di tCO2e, superiori alle emissioni annuali combinate di Costa Rica ed Estonia.

In Ucraina, oltre alle emissioni dirette delle operazioni militari, si registrano incendi boschivi causati dai combattimenti. Le condizioni climatiche, rese più estreme dal riscaldamento globale, hanno reso difficile il controllo di questi incendi. Questo scenario evidenzia un circolo vizioso tra conflitti armati e crisi climatica.

Domani, durante la Padova Climate Action Week 2026, si discuterà di questi temi con Lennard de Klerk, fondatore dell’Initiative on GHG Accounting of War, il primo progetto dedicato a quantificare le emissioni generate dai conflitti. La questione è diventata centrale anche in ambito politico, con l’Ucraina che ha annunciato l’intenzione di chiedere risarcimenti alla Russia per i danni ambientali, stimati in oltre 57 miliardi di dollari.

Attualmente, gli Stati non sono obbligati a segnalare le emissioni militari alle Nazioni Unite, lasciando questi impatti fuori da qualsiasi quadro di responsabilità. Durante l’evento si discuterà anche dell’impatto del nuovo obiettivo della NATO di spesa militare al 5% del PIL sulle emissioni belliche e delle possibili soluzioni per mitigare ulteriormente l’impatto ambientale in Europa.

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