La maglia del Belgio ispirata a Magritte è un cult: ai Mondiali le divise raccontano storie e arte

La seconda divisa del Belgio per i Mondiali 2026 si distingue per il suo design ispirato all’artista surrealista René Magritte. La maglia, di un azzurro cielo con sfere rosa, riporta la frase “Ceci n’est pas un maillot”, richiamando il celebre dipinto “Il tradimento delle immagini”. Questo omaggio culturale ha suscitato grande interesse tra tifosi e collezionisti, rendendo la maglia introvabile già nelle prime settimane del torneo.

La visibilità della divisa è aumentata grazie alla prestazione di Romelu Lukaku, che ha contribuito alla vittoria del Belgio per 4-1 contro gli Stati Uniti negli ottavi di finale. La Nazionale, guidata da Rudi Garcia, affronterà ora la Spagna nei quarti.

Altre squadre hanno scelto di raccontare storie attraverso le loro maglie. L’Argentina, con la sua storica albiceleste, ha presentato una seconda divisa ispirata al Fileteado Porteño, uno stile artistico di Buenos Aires. La squadra di Lionel Messi ha raggiunto i quarti dopo una rimonta contro l’Egitto.

La Francia ha optato per una divisa verde menta, richiamando il colore della Statua della Libertà, e affronterà il Marocco dopo aver superato il Paraguay. Altre scelte audaci includono la Svizzera, che ha abbandonato il rosso per un verde fluo, e la Norvegia, che ha scelto un total black per le gare in trasferta.

Le maglie, quindi, non sono più solo abbigliamento sportivo, ma strumenti di racconto che riflettono identità nazionali, tradizioni e momenti storici.

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