Istat: dal 2019 i salari hanno perso 8,6% di potere d’acquisto, recupero a rischio
L’Istat ha pubblicato il suo rapporto annuale, evidenziando che dal 2019 i salari hanno subito una perdita di potere d’acquisto dell’8,6%. Nonostante un recupero in termini reali nel 2025, le pressioni inflazionistiche, amplificate dal conflitto in Medio Oriente e dall’aumento dei prezzi energetici, potrebbero ostacolare ulteriormente questo processo. Il 16,1% delle famiglie del ceto medio fatica ad arrivare a fine mese.
Le prospettive economiche per l’Italia rimangono incerte, con stime di crescita del PIL riviste al ribasso. La Banca d’Italia e il ministero dell’Economia prevedono un incremento dello 0,5-0,6% nel 2026, mentre il FMI stima una crescita dello 0,5%. La fiducia dei consumatori è diminuita, mentre le imprese mostrano segni di resilienza.
In un contesto di natalità ai minimi storici, 6,6 milioni di persone hanno rinunciato a diventare genitori per motivi economici. Il tasso di occupazione femminile è del 60,8%, significativamente inferiore a quello maschile (80,9%). Il tasso di occupazione generale è del 62,5%, il più basso nell’Unione Europea.
La popolazione italiana, che conta 58,9 milioni di persone, continua a subire un saldo naturale negativo, compensato da un saldo migratorio positivo. Il presidente dell’Istat, Francesco Maria Chelli, ha sottolineato l’importanza di investire in istruzione e competenze per affrontare le sfide economiche e sociali, evitando che le disuguaglianze si cristallizzino. L’adozione di nuove tecnologie deve essere accompagnata da un adeguato sviluppo delle competenze per garantire un futuro sostenibile e inclusivo.
