Israele, una sfida a due con ombre e incognite

Israele si prepara a tornare al voto, a tre anni dall'attacco di Hamas del 7 ottobre, un evento che ha segnato profondamente la storia del Paese. La competizione elettorale si presenta come una sfida cruciale per Benjamin Netanyahu, attuale premier, accusato dall'opposizione di avere una responsabilità sia morale che pratica per l'attacco, in quanto leader del governo. Netanyahu, già coinvolto in un processo per corruzione, frode e abuso di fiducia, affronta una situazione politica delicata.
Dopo un breve periodo di governo alternativo guidato da Bennett e Lapid, Netanyahu è tornato al potere nel 2022 con un esecutivo caratterizzato da posizioni estremiste. La sua alleanza con l'estrema destra ha intensificato le tensioni nella società israeliana, mentre il conflitto con la magistratura, aggravato da una controversa riforma della giustizia, ha portato a significative proteste civili.
Il contesto è ulteriormente complicato da minacce esterne, come quelle dei ribelli yemeniti Houthi e le tensioni con la Siria, oltre a un aumento degli attacchi dei coloni contro i palestinesi in Cisgiordania. Queste dinamiche hanno avuto ripercussioni sugli israeliani, contribuendo a difficoltà economiche e a un incremento del servizio militare per i riservisti.
In vista delle elezioni, un blocco sionista, che include diverse forze politiche, si è unito contro Netanyahu. A guidare l'opposizione è Gadi Eisenkot, ex capo di Stato maggiore, il cui nuovo partito, Yashar, sta guadagnando consensi nei sondaggi. Tra le promesse del blocco c'è l'istituzione di un'inchiesta statale sui fallimenti del 7 ottobre, una questione che Netanyahu ha finora evitato di affrontare.
