Iran: la politica di repressione e le condanne a morte del regime teocratico
In Iran, il regime teocratico ha intensificato la repressione contro le proteste nazionali che sono esplose a fine 2025. Nel corso dell’anno, sono state registrate oltre 2.200 esecuzioni, con alcune stime che parlano di più di 2.600 fino al 2026, il numero più alto dagli anni ’80. Le condanne riguardano prevalentemente reati legati alla droga e “moharebeh”, ovvero guerra contro Dio.
Le autorità rispondono alle manifestazioni con arresti di massa, torture e confessioni forzate trasmesse in televisione, accompagnate da processi sommari. Nel gennaio 2026, la repressione ha provocato migliaia di morti tra manifestanti e passanti. Decine di persone, tra cui minorenni, si trovano a rischio di pena di morte dopo udienze accelerate che non garantiscono diritti difensivi.
Organizzazioni come Amnesty International e Human Rights Watch hanno denunciato l’uso sistematico della pena capitale come strumento di intimidazione per soffocare il dissenso, colpendo in particolare minoranze etniche, donne e oppositori politici. La comunità internazionale ha chiesto un immediato cessate il fuoco delle esecuzioni e responsabilità per i crimini commessi dal regime.
