Giochi della Speranza, a Rebibbia lo sport unisce oltre le mura del carcere

L'entusiasmo per i Giochi della Speranza ha animato la Casa Circondariale femminile di Rebibbia, nonostante le avverse condizioni meteorologiche. Questo evento, definito una "piccola olimpiade in carcere", ha visto la partecipazione di quattro squadre: detenute, agenti di polizia penitenziaria, magistrate ed esponenti della società civile. L'iniziativa, promossa dalla Fondazione Giovanni Paolo II per lo sport, dalla Rete di magistrati “Sport & Legalità” e dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, ha ricevuto il patrocinio del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale e il supporto di diverse organizzazioni sportive.
Dopo un primo incontro nel 2025 e una tappa a Milano, i Giochi sono tornati a Roma, continuando a utilizzare lo sport come strumento di educazione e reinserimento sociale. Le gare hanno incluso discipline come calcio a 5, pallavolo, atletica, tennis tavolo e calcio balilla.
Catrina, una delle detenute, ha sottolineato l'importanza dello sport nella sua vita, raccontando della squadra di calcio a 5 "Atletico Diritti" e del suo percorso di studi. Alessia ha aggiunto che eventi come questi offrono momenti preziosi di libertà e connessione con il mondo esterno. Daniele Pasquini, presidente della Fondazione, ha evidenziato come lo sport possa contribuire al percorso rieducativo, spesso sottovalutato.
Tra i presenti, anche atleti di spicco come Asia Agus e Aldo Montano, quest'ultimo ha condiviso il suo messaggio di unità attraverso lo sport. Fabrizio Basei, coordinatore della rete magistrati “Sport e Legalità”, ha descritto l'evento come un'importante opportunità di normalità e di diffusione dei valori della legalità all'interno del carcere.
