Emoji, la Gen Z riscrive il linguaggio digitale delle emozioni
La Generazione Z sta sviluppando un linguaggio unico, caratterizzato da simboli e significati condivisi, come evidenziato da un progetto degli studenti dei corsi di “Linguistica e galateo digitale” dell’Università LUMSA, in occasione della Giornata Mondiale delle Emoji. L’iniziativa ha coinvolto 696 giovani tra i 18 e i 25 anni, portando alla creazione di un dizionario delle emoji più utilizzate nelle chat.
La ricerca rivela che questi simboli sono ampiamente compresi tra i coetanei, con solo il 5,7% degli intervistati che afferma di essere stato frainteso a causa di una faccina. Oltre il 60% degli intervistati utilizza le emoji per rendere i messaggi più amichevoli e per esprimere emozioni.
Un esempio significativo è il teschio, che per le generazioni più adulte evoca la morte, mentre per i giovani indica “sto morendo dal ridere”. Questo dimostra come la Gen Z abbia risemantizzato molti simboli, attribuendo loro nuovi significati. Anche i cuori assumono valori diversi a seconda del colore: il blu rappresenta fiducia, il viola legami profondi e il grigio situazioni complicate.
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il 76,4% degli intervistati utilizza meno di 20 emoji al giorno. La faccina che ride è la più popolare, seguita dal cuore rosso. Inoltre, il 70,5% dei partecipanti sostituisce parolacce e insulti con simboli grafici, utilizzandoli come eufemismi per rendere la comunicazione meno aggressiva. Per la Generazione Z, le emoji non sono solo accessori, ma elementi fondamentali di una grammatica condivisa che definisce identità e relazioni.
