Elezioni in Israele, la sfida è tutta su Netanyahu: proteste e sondaggi indicano uno stallo

Sono 37 i partiti che partecipano alle elezioni in Israele, che vedono coinvolti elettori di diverse estrazioni politiche, dall'estrema destra agli arabo-israeliani. Circa 7,3 milioni di israeliani sono chiamati a votare per eleggere i 120 membri della Knesset, in un contesto dominato dalla figura del premier Benjamin Netanyahu, che cerca un settimo mandato.
Le elezioni, programmate per martedì, sono considerate tra le più significative nella storia del Paese, soprattutto dopo l'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023. Attualmente, Netanyahu guida un governo di destra, sostenuto da alleati come Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich, oltre al leader del partito ultraortodosso Shas, Aryeh Deri. I partiti arabi rappresentano un quinto della popolazione israeliana di origine araba e potrebbero avere un ruolo significativo.
Dal punto di vista giuridico, per l'insediamento di un governo non è necessaria una maggioranza di 61 voti, ma è sufficiente una maggioranza al voto di fiducia. L'astensione di alcuni deputati, come quelli dei partiti arabi, potrebbe facilitare la formazione di un nuovo esecutivo. Tra i partiti arabi, Ra'am, guidato da Mansour Abbas, potrebbe ottenere tra 5 e 7 seggi e ha già fatto parte di una coalizione di opposizione a Netanyahu nel 2021.
Le urne chiuderanno alle 22, ora locale, e i primi exit poll saranno diffusi dalle emittenti televisive. Lo spoglio delle schede continuerà per tutta la notte e il giorno successivo, con un quadro più chiaro atteso entro 24 ore. Tuttavia, l'esito finale potrebbe rimanere incerto, specialmente per i partiti vicini alla soglia di sbarramento del 3,25%, fino allo scrutinio delle schede per corrispondenza.
