Disastro aereo del 2009: Air France e Airbus condannate in appello per omicidio colposo

La corte d’appello di Parigi ha condannato Air France e Airbus per omicidio colposo in relazione al disastro del volo AF447, precipitato nell’Atlantico il 1° giugno 2009. Nell’incidente, che rappresenta il più grave disastro nella storia dell’aviazione francese, persero la vita tutte le 228 persone a bordo dell’Airbus A330.

La sentenza ribalta il verdetto del 2023, quando un tribunale di primo grado aveva assolto entrambe le aziende. La corte ha inflitto a ciascuna delle due società una multa di 225 mila euro, la pena massima prevista per la responsabilità penale. Per i familiari delle vittime, la decisione rappresenta un riconoscimento di responsabilità dopo quasi diciassette anni di battaglie legali.

Il volo AF447 scomparve dai radar durante una tempesta notturna, con passeggeri di 33 nazionalità diverse, principalmente francesi, brasiliani e tedeschi. Le scatole nere furono recuperate solo nel 2011, dopo una lunga ricerca a oltre 3 mila metri di profondità. Le indagini del BEA, l’agenzia francese per la sicurezza dell’aviazione civile, conclusero nel 2012 che l’aereo entrò in stallo a causa del congelamento dei sensori di velocità Pitot e della gestione errata dell’emergenza da parte dell’equipaggio.

Air France e Airbus hanno sempre sostenuto che l’incidente fosse principalmente dovuto a errori dei piloti, negando che ci fossero carenze tecniche o organizzative. Tuttavia, l’accusa ha evidenziato che entrambe le aziende avevano sottovalutato problemi già emersi in precedenza. Durante il nuovo processo d’appello, durato otto settimane, i giudici hanno riesaminato prove tecniche e testimonianze.

I familiari delle vittime hanno accolto la sentenza come un riconoscimento della tragedia del volo AF447, ma nuovi ricorsi potrebbero prolungare ulteriormente la battaglia legale iniziata dopo l’incidente. Airbus ha già annunciato un nuovo ricorso alla Corte di cassazione francese.

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