Depistaggio bis, il mistero della sparizione della agenda rossa
Armando Infantino fu uno dei primi ad arrivare in via D’Amelio dopo la strage in cui perse la vita il giudice Paolo Borsellino. Infantino, poliziotto di servizio, ricevette la borsa del magistrato dal capitano dei carabinieri Arcangioli, all’interno della quale si trovava l’agenda rossa. La borsa fu successivamente riposta nell’auto del funzionario della Mobile, guidata dall’autista di Arnaldo La Barbera, considerato il principale artefice del presunto depistaggio.
Infantino faceva parte del gruppo Falcone-Borsellino, insieme a quattro ex poliziotti, Maurizio Zerilli, Giuseppe Di Gangi, Vincenzo Maniscaldi e Angelo Tedesco, attualmente imputati per aver contribuito al depistaggio nel primo processo. Anche un altro poliziotto, Nicolò Manzella, presente in via D’Amelio, assistette al passaggio della borsa.
La misteriosa scomparsa dell’agenda rossa continua a essere oggetto di indagine. Nel frattempo, la procura generale di Caltanissetta ha impugnato la sentenza di appello del primo processo sul depistaggio, contestando l’aggravante mafiosa per tre ex poliziotti, Bò, Ribaudo e Mattei, la cui posizione è stata dichiarata prescritta. L’Avvocatura dello Stato e i legali degli imputati hanno chiesto in Cassazione l’assoluzione totale.
