Delitto di via Poma, Dna su 8 persone mai indagate prima: le novità nelle indagini

Il Dna di otto persone, cinque donne e tre uomini, è stato analizzato nell’ambito delle indagini sulla morte di Simonetta Cesaroni, assassinata il 7 agosto 1990 negli uffici di Via Poma a Roma. Gli esami, condotti nel mese di giugno, non hanno fornito risultati utili. L’inchiesta è ancora aperta presso la procura di Roma, dove un giudice ha recentemente respinto la richiesta di archiviazione della Procura, ordinando ulteriori accertamenti, tra cui l’analisi delle tracce di Dna prelevate dalla scena del delitto.

L’accertamento tecnico, affidato ai carabinieri del Ris, ha riguardato i profili genetici di professionisti residenti nello stabile all’epoca dei fatti e di persone vicine ai lavoratori di Via Poma. I campioni sono stati confrontati con le tracce biologiche trovate sugli indumenti della vittima, conservati sin dall’omicidio. Questa nuova fase investigativa si inserisce nel contesto di un lavoro di riesame avviato dopo il rifiuto di archiviazione.

Simonetta Cesaroni, una giovane di 20 anni, lavorava come segretaria per l’Associazione Italiana Alberghi della Gioventù. Fu trovata morta con numerose ferite da arma da taglio nel suo ufficio, dove era attesa per una telefonata con il datore di lavoro. I familiari, preoccupati per la sua assenza, la trovarono solo in serata. Le indagini iniziali stabilirono che la morte era avvenuta tra le 18 e le 18:30. Il corpo presentava segni di violenza e alcuni effetti personali risultavano scomparsi.

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