Da Diablo a Call of Duty, Antitrust e Ue verificano le spese nascoste nei videogiochi

L'Antitrust italiana intensifica la sorveglianza sugli acquisti online nei videogiochi, assumendo un ruolo centrale in un'iniziativa coordinata a livello europeo contro pratiche considerate poco trasparenti per i consumatori. L'Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm) guiderà un'azione congiunta insieme alle autorità di tutela dei consumatori di Norvegia e Danimarca, coinvolgendo Activision Blizzard UK e altre aziende del gruppo Microsoft.
L'obiettivo è indagare su una possibile "infrazione diffusa" delle normative europee a protezione dei consumatori, che potrebbe danneggiare gli utenti in almeno tre Paesi membri dell'Unione. Questa iniziativa fa parte delle attività della Rete di Cooperazione per la Protezione dei Consumatori (CPC) e coinvolge dieci importanti operatori del settore videoludico, tra cui Ubisoft e Riot Games. Le indagini mirano a garantire l'applicazione dei principi europei riguardanti le valute virtuali nei videogiochi, promuovendo maggiore trasparenza e protezione, in particolare per i minori.
Le verifiche si concentrano sulle valute virtuali utilizzate per acquistare contenuti digitali, come oggetti estetici e potenziamenti, spesso espresse in monete virtuali anziché in euro. Questo sistema può rendere difficile per i giocatori comprendere l'effettivo importo speso. L'Agcm esamina anche le tecniche di progettazione delle interfacce digitali, note come "dark patterns", che potrebbero indurre gli utenti a fare acquisti non voluti. Inoltre, si valuta l'efficacia dei controlli parentali e delle procedure di assistenza per gli utenti, specialmente per i consumatori vulnerabili. Questa iniziativa rappresenta un passo significativo verso standard più rigorosi per la trasparenza nelle transazioni digitali nel settore del gaming, in continua espansione in Europa.
