Avvelenate con la ricina, Di Vita: “Non ho mai creduto che volessero uccidermi”

Gianni Di Vita, padre e marito delle due donne avvelenate con la ricina a Pietracatella, ha dichiarato di non aver mai creduto che ci fosse l'intenzione di uccidere sua moglie e sua figlia. In un'intervista al Corriere della Sera, ha preferito non commentare l'inchiesta in corso, rimettendo il lavoro agli investigatori.
L'ispezione informatica disposta dalla procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, si conclude oggi, dopo aver esaminato oltre 200 computer in quattro giorni. L'inchiesta riguarda la morte di Antonella Di Ielsi, 50 anni, e di sua figlia Sara Di Vita, 15 anni, avvenuta lo scorso dicembre. L'ultima tappa dell'ispezione è il liceo delle Scienze Umane di Casacalenda, dove lavora Laura Di Vita, cugina di Gianni. Ieri, gli agenti hanno perquisito il liceo Classico Mario Pagano di Campobasso, frequentato dalle sorelle Di Vita.
Durante le perquisizioni, gli agenti della Squadra Mobile e dello Sco hanno cercato tracce di ricerche sulla ricina nei computer della scuola. Non è stato necessario esaminare i singoli dispositivi, ma si è proceduto a copiare i dati dal server. L'inchiesta per duplice omicidio premeditato continua, ma al momento non ci sono indagati. Oggi si è svolto un incontro in questura tra la procuratrice e il capo della Squadra Mobile per fare il punto sull'indagine. Nel frattempo, gli esperti del Robert Koch Institute di Berlino stanno analizzando reperti e alimenti prelevati dalla casa della famiglia Di Vita, ma la relazione finale è ancora attesa.
