Addio a Sandro Mazzola, l’eterno simbolo della Grande Inter. Essenza del romanticismo calcistico

Addio a Sandro Mazzola, l'eterno simbolo della Grande Inter. Essenza del romanticismo calcistico

Sandro Mazzola, noto come "il Baffo", è stato un simbolo della Grande Inter, la squadra che ha segnato un'epoca nel calcio italiano. Nato nel 1939, Mazzola ha lasciato il calcio nel 1977, ma il suo impatto rimane indelebile. La sua immagine, caratterizzata da baffi sottili e maniche della maglia tirate su, è diventata iconica. Giocatore versatile, Mazzola ha ricoperto vari ruoli in campo, dalla mezzala alla seconda punta, fino a diventare un uomo di costruzione. La Hall of Fame della FIGC lo descrive come "velocissimo, con un gran dribbling e lucido sottoporta", qualità che ha saputo affinare nel corso degli anni.

Una delle sue giocate più celebri era quella di arretrare verso il centrocampo per poi scattare verso la porta, un movimento che si adattava perfettamente al gioco della Grande Inter, famosa per la sua solidità difensiva e la rapidità nelle ripartenze. Mazzola ha contribuito a trasformare situazioni difensive in occasioni da gol, collaborando con compagni come Luis Suárez e Mario Corso.

Un episodio significativo della sua carriera risale alla finale di Coppa dei Campioni del 1964, dove Mazzola si trovò faccia a faccia con il suo idolo Alfredo Di Stéfano. Dopo un momento di ammirazione, fu Luis Suárez a riportarlo alla realtà, spingendolo a concentrarsi sulla partita. Mazzola segnò due gol, contribuendo alla vittoria dell'Inter per 3-1. Un incontro che lo segnò profondamente avvenne dopo la partita, quando Puskás, leggenda del Real Madrid e avversario di suo padre Valentino, gli disse: "Posso dire che forse sei degno di lui". Queste parole rimasero con Mazzola per tutta la vita, rappresentando il peso di un confronto che lo ha accompagnato fin dall'infanzia.

Condividi l’articolo
Pubblicità Pubblicità