Rocco Chinnici, 43 anni fa l’attentato al capo dell’Ufficio istruzione del tribunale

Il 29 luglio 1983, una Fiat 126 imbottita di esplosivo esplose in via Pipitone Federico a Palermo, causando la morte del giudice Rocco Chinnici, del maresciallo Mario Trapassi, dell’appuntato Salvatore Bartolotta e di Stefano Li Sacchi, portiere dello stabile in cui risiedeva Chinnici. L’attentato, orchestrato dal boss Antonino Madonia, avvenne mentre il giudice stava per salire sulla sua auto blindata. L’unico sopravvissuto fu Giovanni Paparcuri, protetto dalla sua vettura.

Chinnici, figura chiave nella lotta alla mafia, era noto per il suo approccio innovativo e per la creazione del Pool antimafia, che includeva magistrati come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Nominato capo dell’Ufficio Istruzione del Tribunale di Palermo nel 1979, Chinnici promosse un lavoro di squadra tra i magistrati, fondamentale per affrontare la crescente violenza di Cosa nostra. Contribuì anche alla stesura della legge Rognoni-La Torre, che definì il reato di associazione mafiosa.

Inoltre, Chinnici si impegnò a sensibilizzare i giovani sui pericoli della droga, ritenendo che la lotta contro la mafia dovesse partire dalla formazione delle nuove generazioni. La sua visione rimane attuale, evidenziando la necessità di un approccio sociale e civile alla criminalità organizzata.

In occasione del 43° anniversario dell’attentato, il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, ha ricordato Chinnici e le altre vittime, sottolineando l’importanza della sua eredità nella lotta contro l’illegalità e il dovere delle istituzioni di custodirla.

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