G8 di Genova, 25 anni dopo la ferita è ancora aperta: dai saccheggi alla morte di Carlo Giuliani

Domani, 20 luglio, ricorre il 25° anniversario del G8 di Genova, un evento che ha segnato la storia recente italiana per le violenze tra manifestanti e forze dell’ordine, le devastazioni in città e la tragica morte di Carlo Giuliani. Il giovane, di 23 anni, fu ucciso da un colpo di pistola sparato dal carabiniere Mario Placanica durante gli scontri in piazza Alimonda. La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo definì l’irruzione della polizia nella scuola “Diaz” come una “macelleria messicana”, evidenziando le torture inflitte ai manifestanti.

Claudio Scajola, allora ministro dell’Interno, ha ricordato l’episodio, sottolineando la gestione fallimentare dell’ordine pubblico. Migliaia di attivisti, noti come “alteromondisti”, si erano radunati a Genova per un contro-vertice, in un contesto di alta tensione e violenza. La scelta della città come sede del summit era stata presa dal governo D’Alema, complicando ulteriormente la situazione.

Il 21 luglio, gli scontri continuarono e la polizia fece irruzione nella Diaz, colpendo i manifestanti che dormivano. La giustificazione per l’operazione si basava su presunti legami con i black bloc, ma le prove emerse in seguito suggerirono che le molotov utilizzate per giustificare gli arresti erano state portate dagli agenti stessi.

Nella caserma di Bolzaneto, dove venivano portati i fermati, si verificarono gravi violazioni dei diritti umani, con episodi di tortura e maltrattamenti. Nel 2012, la Cassazione condannò 15 funzionari di polizia per falso, mentre il processo per le torture ha coinvolto 45 tra poliziotti e agenti penitenziari, pur con reati già prescritti. Il G8 di Genova rimane un capitolo doloroso nella storia dei diritti civili in Italia.

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